Momenti

Momenti #2

17_Momenti #2

Amsterdam

26/02/2017

Il vento soffia – il vento – e in cielo le nuvole plumbee corrono veloci da Nord verso Sud.

Pedalare è impossibile e l’unica soluzione è quella di continuare a piedi se si vuole raggiungere il molo che si affaccia al grande canale che taglia la città in due metà non uguali.

Intorno a me, qualche altro coraggioso che ha deciso di andare ad ammirare la natura avere la meglio sull’uomo. Se si è fortunati a raggiungere il molo, lo spettacolo che si ha di fronte ripaga della fatica appena fatta.

Ma io oggi non sono diretto li.

Oggi il vento è troppo forte e l’esperienza mi ha insegnato che bisogna saper rinunciare delle volte, che non sempre si può avere tutto ciò che si vuole.

Così, invece di avventurarmi oltre, dove so che non avrò altro che guai, mi fermo qualche metro prima, e cerco riparo in quello che oggi sembra un rifugio per avventurieri ai confini del mondo.

Questo per me è solo uno dei miei tanti rifugi dell’anima, dove per poche ore alla settimana sono libero di lasciarmi andare.

Mi siedo e una sensazione di calore mi avvolge il petto, ricordandomi di quanto aspettassi questo momento.

L’ozio è una condizione che più di ogni altra mi paralizza, mi angoscia, ma che qui, tra queste mura, con fuori il vento che sale e la pioggia che batte forte sull’asfalto, mi sembra essere l’unica possibile.

Così mi lascio invadere da questa sensazione che in un primo momento fatica a entrare in moto. Mi faccio trasportare dalla musica in sottofondo, e mi obbligo a non fare altro che osservare, che guardarmi intorno.

Passano istanti, minuti, ore, non lo so. L’unica cosa che so è che quando esco dal mio rifugio dell’anima, il vento non c’è più, il cielo sopra di me è terso e i gabbiani hanno ripreso a volare con eleganza.

Non c’è più spazio per l’angoscia dentro e intorno a me.

G.

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Everyday Life

Luba

Amsterdam

17/05/2017

Apro gli occhi e vedo te, che senti la sveglia prima di tutti, e dal fondo del letto ti avvicini al mio viso annusandomi, facendomi capire che è l’ora di alzarsi. Delle volte, invece, quando si vede che sei più impaziente, ti ritrovo appollaiata a mo’ di gallina sulla mia schiena, intenta a fissarmi con i tuoi grandi occhi gialli che a stento riescono a stare aperti. La voglia di dormire prova a prendere il sopravvento su entrambi, ma finalmente decido di alzarmi, mentre tu mi lasci fare perché sai che adesso arriverà la parte interessante della mattinata.

Mi trascino fuori dal letto e come prima cosa alzo la tapparella per far entrare luce nella stanza. Tu non mi lasci neanche finire che come un fulmine passi dal letto al comodino e con un salto preciso (e fin troppo pimpante per un gatto di 15 anni) sali sul davanzale, dove cominci la tua danza sinuosa, strofinandoti sugli infissi che portano i segni di quel tuo rituale. Mi guardi per capire se sono intenzionato a darti attenzioni e se mi vedi distratto provi anche a miagolare un paio di volte. Ma la tua battaglia è già vinta in partenza: mi avvicino e ti accarezzo per un po’ guardando fuori, e, mentre la mia mano si riscalda tra il tuo pelo, penso alla giornata che mi aspetterà. Continua a leggere

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Racconti

La racchetta

 

Amsterdam

06/02/2017

Capisco, capisco – ripeteva Filippo, fissando la chioma tenuta a bada da abbondante gel che gli stava di fronte. In realtà non stava capendo, anzi, non stava proprio ascoltando. Da quando aveva messo piede dentro l’ufficio del suo capo, Filippo non aveva fatto altro che pensare a quel giorno lontano in cui aveva spaccato in due la faccia di suo fratello con una racchetta da tennis.

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