Momenti

Momenti #2

17_Momenti #2

Amsterdam

26/02/2017

Il vento soffia – il vento – e in cielo le nuvole plumbee corrono veloci da Nord verso Sud.

Pedalare è impossibile e l’unica soluzione è quella di continuare a piedi se si vuole raggiungere il molo che si affaccia al grande canale che taglia la città in due metà non uguali.

Intorno a me, qualche altro coraggioso che ha deciso di andare ad ammirare la natura avere la meglio sull’uomo. Se si è fortunati a raggiungere il molo, lo spettacolo che si ha di fronte ripaga della fatica appena fatta.

Ma io oggi non sono diretto li.

Oggi il vento è troppo forte e l’esperienza mi ha insegnato che bisogna saper rinunciare delle volte, che non sempre si può avere tutto ciò che si vuole.

Così, invece di avventurarmi oltre, dove so che non avrò altro che guai, mi fermo qualche metro prima, e cerco riparo in quello che oggi sembra un rifugio per avventurieri ai confini del mondo.

Questo per me è solo uno dei miei tanti rifugi dell’anima, dove per poche ore alla settimana sono libero di lasciarmi andare.

Mi siedo e una sensazione di calore mi avvolge il petto, ricordandomi di quanto aspettassi questo momento.

L’ozio è una condizione che più di ogni altra mi paralizza, mi angoscia, ma che qui, tra queste mura, con fuori il vento che sale e la pioggia che batte forte sull’asfalto, mi sembra essere l’unica possibile.

Così mi lascio invadere da questa sensazione che in un primo momento fatica a entrare in moto. Mi faccio trasportare dalla musica in sottofondo, e mi obbligo a non fare altro che osservare, che guardarmi intorno.

Passano istanti, minuti, ore, non lo so. L’unica cosa che so è che quando esco dal mio rifugio dell’anima, il vento non c’è più, il cielo sopra di me è terso e i gabbiani hanno ripreso a volare con eleganza.

Non c’è più spazio per l’angoscia dentro e intorno a me.

G.

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Everyday Life, Momenti, Racconti

Ogni Volta

Malpensa, Terminal 2

11/12/2016

– E che cosa ne dici di questo? –

– Mamma non mi ci sta più niente, non lo vedi? E poi devo ancora metter dentro il formaggio e il salame –

– Hai ragione. E questo? – puntando il dito verso un ingombrante appendiabiti – avevo visto che avevi rotto quello in bagno l’altra volta che siamo venuti a trovarti. –

– Mamma… – respirando – …te l’ho appena detto, non ho più spazio.

– Okay okay, bandiera bianca, ci rinuncio. Ti lascio finire da solo, intanto comincio ad andare giù a tirarti fuori il formaggio e il salame. –

Finalmente rimango solo per un momento nella mia cameretta di quando ero un adolescente. Comincia sempre così il viaggio di ritorno ad Amsterdam ogni volta che scendo per vedere un po’ i miei e mio fratello se non è via per lavoro o a Copenhagen dalla fidanzata.

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Everyday Life

Andare a scuola

28/03/2013 Utrecht

Sono le 7.47 quando la sveglia del mio cellulare suona per la prima volta. La spengo e mi rimetto giù. Alle 7.53 suona una seconda volta, e, anche questa, la ignoro. Alle 8.01 suona la terza ed ultima sveglia. Questa è quella che mi deve far alzare dal letto per forza.

Copro tutte le azioni d’obbligo con una disciplina quasi militare e una volta in bagno comincio a capire chi sono e dove mi trovo.

Bevo il caffè mentre decido come vestirmi.

Il tempo fuori è grigio ed il cielo non sembra altro che un blocco di cemento appeso lì, sopra la città.

Non piove. Non ancora.

È primavera e le temperature finalmente si sono alzate ad un livello di sopportazione accettabile.

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Momenti

Momenti #1

Amsterdam 

16/10/2016

Fuori, il vento.

Dentro, gente che parla tutta insieme ad un volume troppo alto persino per accorgersi della presenza della musica in sottofondo.

Fuori, un fiume di gente in uniformi dai colori sgargianti si rincorre lungo l’Amstel, regalando a questa giornata grigia un po’ di colore.

Dentro, cameriere paonazze e disordinate, corrono avanti e indietro con le mani ricolme di cioccolate calde e torte di mele.

Fuori,all’angolo della strada, un ausiliare del traffico in uniforme catarifrangente fa segno ai corridori di proseguire dritto lungo lo stradone. Lo fa con quella sufficienza tipica di chi ha senz’altro la testa da un’altra parte.

Dentro, seduta al bancone, una ragazza con lunghi capelli biondi e tacchi a spillo rossi, parla al telefono e contemporaneamente sorseggia un gin tonic, non curandosi minimamente di quello che le accade intorno e sopratutto di quel ragazzo al suo fianco che ora sembra in evidente imbarazzo. Sulla parete alle spalle di questa coppia un grande specchio dorato e qualche poster sbiadito dell’Ajax, dettaglio che mi fa salire per un momento una tristezza incredibile.

Fuori, le foglie cadono sollecitate dalle raffiche di vento e dalla pioggia che adesso ha cominciato a cadere con forza.

Dentro, nessuno sembra accorgersi di me. Così resto lì, fermo, a guardarmi intorno come un qualsiasi spettatore, godendomi per un attimo lo spettacolo del mondo che, fuori da queste mura, si rincorre.

G.

                 frame-from-the-movie-blue-valentine_1

Frame dal film ‘Blue Valentine’ di Derek Cianfrance (2010)

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