Everyday Life

Luba

Amsterdam

17/05/2017

Apro gli occhi e vedo te, che senti la sveglia prima di tutti, e dal fondo del letto ti avvicini al mio viso annusandomi, facendomi capire che è l’ora di alzarsi. Delle volte, invece, quando si vede che sei più impaziente, ti ritrovo appollaiata a mo’ di gallina sulla mia schiena, intenta a fissarmi con i tuoi grandi occhi gialli che a stento riescono a stare aperti. La voglia di dormire prova a prendere il sopravvento su entrambi, ma finalmente decido di alzarmi, mentre tu mi lasci fare perché sai che adesso arriverà la parte interessante della mattinata.

Mi trascino fuori dal letto e come prima cosa alzo la tapparella per far entrare luce nella stanza. Tu non mi lasci neanche finire che come un fulmine passi dal letto al comodino e con un salto preciso (e fin troppo pimpante per un gatto di 15 anni) sali sul davanzale, dove cominci la tua danza sinuosa, strofinandoti sugli infissi che portano i segni di quel tuo rituale. Mi guardi per capire se sono intenzionato a darti attenzioni e se mi vedi distratto provi anche a miagolare un paio di volte. Ma la tua battaglia è già vinta in partenza: mi avvicino e ti accarezzo per un po’ guardando fuori, e, mentre la mia mano si riscalda tra il tuo pelo, penso alla giornata che mi aspetterà. Continua a leggere

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Racconti

La racchetta

 

Amsterdam

06/02/2017

Capisco, capisco – ripeteva Filippo, fissando la chioma tenuta a bada da abbondante gel che gli stava di fronte. In realtà non stava capendo, anzi, non stava proprio ascoltando. Da quando aveva messo piede dentro l’ufficio del suo capo, Filippo non aveva fatto altro che pensare a quel giorno lontano in cui aveva spaccato in due la faccia di suo fratello con una racchetta da tennis.

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Racconti

Breve storia di una poltrona

 

Amsterdam

13/01/2017

Federico aveva acquistato la sua poltrona Frau Vanity Fair rossa il 12 Novembre del 1984 e da quel momento non l’aveva mai più abbandonata. Se l’era portata dietro con sé sempre, ovunque. L’aveva comprata con il suo primo stipendio da architetto che si era guadagnato appena finita l’università. L’aveva regalata al padre che gli aveva pagato gli studi con anni di sacrifici e doppi turni alla raffineria ENI di Sannazzaro de’ Burgundi. Quando prenderò il mio primo stipendio ti prenderò un bel regalo, quello che vuoi papà – gli aveva detto il primo giorno di università – che cosa vorresti? – Suo padre era sempre stato un gran lavoratore, e la cosa che ripeteva quando qualcuno gli chiedeva cosa avrebbe fatto una volta in pensione, lui rispondeva sempre con la stessa frase: – me ne starò seduto a leggere libri tutto il giorno – Così quando Federico gli fece quella domanda, lui aveva risposto – una bella poltrona – ridendo sotto quei baffi oramai grigi che portava da più di 30 anni.

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Everyday Life, Momenti, Racconti

Ogni Volta

Malpensa, Terminal 2

11/12/2016

– E che cosa ne dici di questo? –

– Mamma non mi ci sta più niente, non lo vedi? E poi devo ancora metter dentro il formaggio e il salame –

– Hai ragione. E questo? – puntando il dito verso un ingombrante appendiabiti – avevo visto che avevi rotto quello in bagno l’altra volta che siamo venuti a trovarti. –

– Mamma… – respirando – …te l’ho appena detto, non ho più spazio.

– Okay okay, bandiera bianca, ci rinuncio. Ti lascio finire da solo, intanto comincio ad andare giù a tirarti fuori il formaggio e il salame. –

Finalmente rimango solo per un momento nella mia cameretta di quando ero un adolescente. Comincia sempre così il viaggio di ritorno ad Amsterdam ogni volta che scendo per vedere un po’ i miei e mio fratello se non è via per lavoro o a Copenhagen dalla fidanzata.

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