Everyday Life

Breve catalogo della Fauna da campeggio

Castiglione della pescaia

27/08/2016

Tornare in un campeggio a distanza di 15 anni mi ha dato la possibilità di rendermi conto di cose che non ero minimamente in grado di vedere e pensare prima. Ecco perché, dopo 10 giorni passati in una tenda con il materassino bucato e un fratello russatore professionista (ovviamente senza offesa) ho deciso di stilare una piccola raccolta di quelle che sono le tipologie di persone che puoi incontrare in un realtà come il campeggio. Nonostante fossimo andati lì a godere della natura e della flora locale, alla fine e come sempre, il mio interesse è ricaduto sulla fauna del posto. Per cui la cosa più naturale che mi è venuto da fare,durante queste vacanze è stata quella di osservare, guardarmi intorno e di compilare un piccolo catalogo della fauna da campeggio. L’intento di non offendere nessuno c’è, ma come si sa, la realtà dei fatti è sempre diversa dall’intenzione.

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Everyday Life

Lo Yoga e l’arte di soffrire

07/08/2016

Amsterdam

L’altro giorno mi è successa una cosa che mi ha fatto capire un po’ più di me stesso, di come sono fatto. Avevo deciso di starmene a casa da lavoro. Ero nel bel mezzo di una settimana molto stressante in ufficio e necessitavo di una pausa. Mercoledì avevo già lavorato più di 30 ore e vedendo la mia agenda stranamente libera per il giorno successivo, decisi di fingermi malato e di prendermi una giornata tutta per me. È una cosa che faccio due o tre volte all’anno, dopo momenti di stress: chiamo in ufficio e dico che un mal di testa allucinante mi ha tenuto sveglio tutta la notte e che quindi devo riposare. Moralmente e’ una cosa che mi fa sentire un po’ in colpa, ma la sensazione dura massimo quei 5 minuti necessari a ricordarmi come la gran parte dei miei colleghi faccia la stessa cosa almeno una volta ogni due mesi. Di solito, in queste giornate, dopo aver fatto la mia chiamata, me ne torno a letto per rimanerci almeno fino alle 2 del pomeriggio. Poi mi ubriaco giocando al computer arrivando all’ora di cena, momento in cui mi concedo l’unico pasto della giornata, spesso qualcosa di precotto, per poi morire a letto, sopraffatto dai sensi di colpa per la giornata buttata e dalla troppa birra in corpo. Ma l’altro giorno avevo deciso di provare a fare qualcosa di diverso, che magari mi aiutasse a ricaricare un po’ le batterie del mio corpo, oramai totalmente scariche.

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Racconti

Stellina chiamata in corso

Londra

19/07/2013

Era una giornata di novembre, e a C. cominciava a fare abbastanza freddo. Non ricordo di preciso che giorno fosse, ma nei pressi della stazione C.B., gli aceri avevano già cominciato a farsi spogli. Pioveva. Quella pioggia fine, quasi impercettibile; come quando, all’autolavaggio, vieni inondato da una nuvola di acqua nebulizzata. Non senti le gocce, ma ne esci bagnato. Non dava fastidio di per sé, ma con il vento di C., si.

Mi trovavo in una stanza spoglia e annoiata, dell’immobiliare “2emme” di via Garibaldi. Una scrivania, un manifesto pubblicitario della stessa agenzia, un appendiabiti di plastica, tre pareti color crema, una color menta, la tizia dell’agenzia in tailleur blu scuro, il proprietario dell’appartamento in via B. numero 2 interno 13, io e il mio ‘di lì a poco’ coinquilino N.

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Racconti

Il nonno che non ho mai visto

Amsterdam

06/07/2016

Oggi è morto mio nonno. Non lo conoscevo, ne avevo mai visto una foto di lui. Mia madre, un giorno di tanti anni fa, ci aveva chiesto se avessimo voluto incontrarlo. Io un po’ curioso lo ero, ma la fermezza di mio fratello nel rifiutare quell’invito mi spinse a stare in silenzio e ad adeguarmi alla sua decisione. Non ci aveva mai voluto conoscere nemmeno lui. Stava, da più di 30 anni, in una villa sul mare a Sanremo, il luogo di villeggiatura dell’infanzia di mia madre. Lei non ci aveva parlato per almeno 25.

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Everyday Life

Tornare a vivere

20/01/2015

Amsterdam

Sono le 10.13 di martedì e ho appena finito di parlare su Skype, il che vuol dire avere del tempo da dedicare a quello che più mi va di fare, scrivere. Non sono nemmeno andato in palestra perché volevo finire presto di cenare e sentire V. e i miei via webcam. E invece, come sempre, le cose si sono dilungate. Dilatate. E io mi ritrovo ad avere poco tempo prima che cada sconvolto dalla stanchezza.

Domenica ho giocato due partite ed è andata piuttosto bene. Credevo sarei schiantato dopo la prima ma il livello era talmente basso che è stata come una sorta di riscaldamento prolungato su bassi, bassissimi, ritmi.

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Everyday Life

Saper Scegliere

7/05/2016

Amsterdam Noorderpark

L’altro giorno sono andato al parco. Era la prima vera giornata calda dell’anno e anch’io, come tutti, in questa affollata città, avevo deciso di darmi una prima botta di tintarella. E´ un periodo molto stressante a lavoro, cosicché, giorno dopo giorno, rimando al weekend qualsiasi questione burocratica, domestica o personale. 

Essendo inoltre l’inizio mese dovevo pagare l’affitto (circa 1000 euro), l’assicurazione sanitaria (100 euro), che non serve a coprire neanche un raffreddore, e altre tasse varie, tra cui la spazzatura, acqua e chi più ne ha più ne metta. Lo so, non è una lista molto avvincente, ma è quello che mi si presentava sul piatto quei giorni. Dovevo anche pulire casa: era sabato e l’avrei fatto la domenica, giornata ‘domestica’ per eccellenza; e tagliare il prato sia davanti che dietro. A inizio settimana avevo acquistato un tosaerba di quelli a braccio, per 12,99 euro (un affarone) al supermercato di fronte casa. Era da un po’ che avevo bisogno di qualcosa di simile, ma i prezzi me lo proibivano, e quindi facevo crescere il prato, che in quei giorni e con lo sbocciare della primavera, era diventato l’equivalente di una giungla. Volevo anche non esser visto dai miei vicini. Sul retro ho solo due recinzioni basse che mi separano la proprietà dalle case di fianco. Non avendo mai tagliato il prato in quasi 30 anni di vita avevo paura di mostrare tutta la mia inesperienza a degli estranei. Anche quel giorno, sentendoli a casa, avevo deciso di rimandare, ripromettendomi di farlo l’indomani.

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Everyday Life

La vita, qui, va avanti.

Sono in un container dalle forme futuriste di fronte al canale che divide il Noord dal resto della città di Amsterdam. Fuori impazza un vento che fa tremare il doppio strato di plexiglass trasparente. Raffiche di grandine arrivano taglienti e di traverso. Qualche chicco riesce persino a entrare e mi cade sul foglio mentre sto scrivendo proprio in questo momento.

Ma la vita qui dentro va avanti come se nulla fosse, forse solo qualche sguardo in più verso l’esterno ma poi tutti ritornano a quello che stavano facendo pochi istanti prima. Una coppia con figlio entra, fradicia, dalla porta principale, portando con sé una bella ondata di aria gelata. Tutti si girano a guardarli come se stessero aspettando con ansia qualcuno di importante, ma dopo una breve occhiata tornano a fare quello che stavano facendo prima. La vita, qui, va avanti. Si parla a bassa voce in questi posti. Si sente solo il ticchettio della grandine contro il soffitto e i passi della cameriera che non ha voluto rinunciare né ai tacchi né alla sua femminilità. Poi mi accorgo di una musica in sottofondo che pochi istanti prima non c’era. È una musica elettronica, lenta, quasi psichedelica. Guardo per un attimo fuori la tempesta e, cambiando fuoco, ritorno dentro a questo container dove davanti a me una coppia sorridente si sta sfidando ad un gioco da tavolo che non conosco. Mi lascio avvolgere dalla musica e dalla tempesta e per un momento sono felice.

E allora chiudo gli occhi e mi rilasso, mentre la vita, intorno a me, va avanti.

G.

               Saul Leiter

Photo by Saul Leiter

                    

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