Momenti

Momenti #1

Amsterdam 

16/10/2016

Fuori, il vento.

Dentro, gente che parla tutta insieme ad un volume troppo alto persino per accorgersi della presenza della musica in sottofondo.

Fuori, un fiume di gente in uniformi dai colori sgargianti si rincorre lungo l’Amstel, regalando a questa giornata grigia un po’ di colore.

Dentro, cameriere paonazze e disordinate, corrono avanti e indietro con le mani ricolme di cioccolate calde e torte di mele.

Fuori,all’angolo della strada, un ausiliare del traffico in uniforme catarifrangente fa segno ai corridori di proseguire dritto lungo lo stradone. Lo fa con quella sufficienza tipica di chi ha senz’altro la testa da un’altra parte.

Dentro, seduta al bancone, una ragazza con lunghi capelli biondi e tacchi a spillo rossi, parla al telefono e contemporaneamente sorseggia un gin tonic, non curandosi minimamente di quello che le accade intorno e sopratutto di quel ragazzo al suo fianco che ora sembra in evidente imbarazzo. Sulla parete alle spalle di questa coppia un grande specchio dorato e qualche poster sbiadito dell’Ajax, dettaglio che mi fa salire per un momento una tristezza incredibile.

Fuori, le foglie cadono sollecitate dalle raffiche di vento e dalla pioggia che adesso ha cominciato a cadere con forza.

Dentro, nessuno sembra accorgersi di me. Così resto lì, fermo, a guardarmi intorno come un qualsiasi spettatore, godendomi per un attimo lo spettacolo del mondo che, fuori da queste mura, si rincorre.

G.

                 frame-from-the-movie-blue-valentine_1

Frame dal film ‘Blue Valentine’ di Derek Cianfrance (2010)

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Racconti

Le prime impressioni

Amsterdam 7/10/2016

Capita, delle volte, di incontrare persone, che a una prima occhiata non ci piacciono. Poi, tutt’a un tratto, succede qualcosa, un episodio, una sciocchezza, che ci fa capire quanto ci stessimo sbagliando. E da quel momento in poi c’è pure il rischio che quelle persone possano diventare una figura importante nella nostra vita. Ecco, a me di solito succede sempre di incontrare un coglione che poi si rivela proprio come tale. Proprio come l’altro giorno: c’era il ‘derby d’Italia’ nel tardo pomeriggio di una domenica settembrina ancora calda e assolata, e avevo voglia di vedere la partita in compagnia di qualche amico, ovviamente italiano (gli olandesi non me ne vogliano, ma non capiscono un cazzo di calcio), con cui sputare sentenze insultandoci a vicenda (tra parentesi, io non tifo per nessuna squadra, mi limito a gufare sempre per la più forte).

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Everyday Life

Breve catalogo della Fauna da campeggio

Castiglione della pescaia

27/08/2016

Tornare in un campeggio a distanza di 15 anni mi ha dato la possibilità di rendermi conto di cose che non ero minimamente in grado di vedere e pensare prima. Ecco perché, dopo 10 giorni passati in una tenda con il materassino bucato e un fratello russatore professionista (ovviamente senza offesa) ho deciso di stilare una piccola raccolta di quelle che sono le tipologie di persone che puoi incontrare in un realtà come il campeggio. Nonostante fossimo andati lì a godere della natura e della flora locale, alla fine e come sempre, il mio interesse è ricaduto sulla fauna del posto. Per cui la cosa più naturale che mi è venuto da fare,durante queste vacanze è stata quella di osservare, guardarmi intorno e di compilare un piccolo catalogo della fauna da campeggio. L’intento di non offendere nessuno c’è, ma come si sa, la realtà dei fatti è sempre diversa dall’intenzione.

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Everyday Life

Lo Yoga e l’arte di soffrire

07/08/2016

Amsterdam

L’altro giorno mi è successa una cosa che mi ha fatto capire un po’ più di me stesso, di come sono fatto. Avevo deciso di starmene a casa da lavoro. Ero nel bel mezzo di una settimana molto stressante in ufficio e necessitavo di una pausa. Mercoledì avevo già lavorato più di 30 ore e vedendo la mia agenda stranamente libera per il giorno successivo, decisi di fingermi malato e di prendermi una giornata tutta per me. È una cosa che faccio due o tre volte all’anno, dopo momenti di stress: chiamo in ufficio e dico che un mal di testa allucinante mi ha tenuto sveglio tutta la notte e che quindi devo riposare. Moralmente e’ una cosa che mi fa sentire un po’ in colpa, ma la sensazione dura massimo quei 5 minuti necessari a ricordarmi come la gran parte dei miei colleghi faccia la stessa cosa almeno una volta ogni due mesi. Di solito, in queste giornate, dopo aver fatto la mia chiamata, me ne torno a letto per rimanerci almeno fino alle 2 del pomeriggio. Poi mi ubriaco giocando al computer arrivando all’ora di cena, momento in cui mi concedo l’unico pasto della giornata, spesso qualcosa di precotto, per poi morire a letto, sopraffatto dai sensi di colpa per la giornata buttata e dalla troppa birra in corpo. Ma l’altro giorno avevo deciso di provare a fare qualcosa di diverso, che magari mi aiutasse a ricaricare un po’ le batterie del mio corpo, oramai totalmente scariche.

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Racconti

Stellina chiamata in corso

Londra

19/07/2013

Era una giornata di novembre, e a C. cominciava a fare abbastanza freddo. Non ricordo di preciso che giorno fosse, ma nei pressi della stazione C.B., gli aceri avevano già cominciato a farsi spogli. Pioveva. Quella pioggia fine, quasi impercettibile; come quando, all’autolavaggio, vieni inondato da una nuvola di acqua nebulizzata. Non senti le gocce, ma ne esci bagnato. Non dava fastidio di per sé, ma con il vento di C., si.

Mi trovavo in una stanza spoglia e annoiata, dell’immobiliare “2emme” di via Garibaldi. Una scrivania, un manifesto pubblicitario della stessa agenzia, un appendiabiti di plastica, tre pareti color crema, una color menta, la tizia dell’agenzia in tailleur blu scuro, il proprietario dell’appartamento in via B. numero 2 interno 13, io e il mio ‘di lì a poco’ coinquilino N.

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Racconti

Il nonno che non ho mai visto

Amsterdam

06/07/2016

Oggi è morto mio nonno. Non lo conoscevo, ne avevo mai visto una foto di lui. Mia madre, un giorno di tanti anni fa, ci aveva chiesto se avessimo voluto incontrarlo. Io un po’ curioso lo ero, ma la fermezza di mio fratello nel rifiutare quell’invito mi spinse a stare in silenzio e ad adeguarmi alla sua decisione. Non ci aveva mai voluto conoscere nemmeno lui. Stava, da più di 30 anni, in una villa sul mare a Sanremo, il luogo di villeggiatura dell’infanzia di mia madre. Lei non ci aveva parlato per almeno 25.

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Everyday Life

Tornare a vivere

20/01/2015

Amsterdam

Sono le 10.13 di martedì e ho appena finito di parlare su Skype, il che vuol dire avere del tempo da dedicare a quello che più mi va di fare, scrivere. Non sono nemmeno andato in palestra perché volevo finire presto di cenare e sentire V. e i miei via webcam. E invece, come sempre, le cose si sono dilungate. Dilatate. E io mi ritrovo ad avere poco tempo prima che cada sconvolto dalla stanchezza.

Domenica ho giocato due partite ed è andata piuttosto bene. Credevo sarei schiantato dopo la prima ma il livello era talmente basso che è stata come una sorta di riscaldamento prolungato su bassi, bassissimi, ritmi.

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