Everyday Life

Luba

Amsterdam

17/05/2017

Apro gli occhi e vedo te, che senti la sveglia prima di tutti, e dal fondo del letto ti avvicini al mio viso annusandomi, facendomi capire che è l’ora di alzarsi. Delle volte, invece, quando si vede che sei più impaziente, ti ritrovo appollaiata a mo’ di gallina sulla mia schiena, intenta a fissarmi con i tuoi grandi occhi gialli che a stento riescono a stare aperti. La voglia di dormire prova a prendere il sopravvento su entrambi, ma finalmente decido di alzarmi, mentre tu mi lasci fare perché sai che adesso arriverà la parte interessante della mattinata.

Mi trascino fuori dal letto e come prima cosa alzo la tapparella per far entrare luce nella stanza. Tu non mi lasci neanche finire che come un fulmine passi dal letto al comodino e con un salto preciso (e fin troppo pimpante per un gatto di 15 anni) sali sul davanzale, dove cominci la tua danza sinuosa, strofinandoti sugli infissi che portano i segni di quel tuo rituale. Mi guardi per capire se sono intenzionato a darti attenzioni e se mi vedi distratto provi anche a miagolare un paio di volte. Ma la tua battaglia è già vinta in partenza: mi avvicino e ti accarezzo per un po’ guardando fuori, e, mentre la mia mano si riscalda tra il tuo pelo, penso alla giornata che mi aspetterà. Continua a leggere

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Everyday Life, Momenti, Racconti

Ogni Volta

Malpensa, Terminal 2

11/12/2016

– E che cosa ne dici di questo? –

– Mamma non mi ci sta più niente, non lo vedi? E poi devo ancora metter dentro il formaggio e il salame –

– Hai ragione. E questo? – puntando il dito verso un ingombrante appendiabiti – avevo visto che avevi rotto quello in bagno l’altra volta che siamo venuti a trovarti. –

– Mamma… – respirando – …te l’ho appena detto, non ho più spazio.

– Okay okay, bandiera bianca, ci rinuncio. Ti lascio finire da solo, intanto comincio ad andare giù a tirarti fuori il formaggio e il salame. –

Finalmente rimango solo per un momento nella mia cameretta di quando ero un adolescente. Comincia sempre così il viaggio di ritorno ad Amsterdam ogni volta che scendo per vedere un po’ i miei e mio fratello se non è via per lavoro o a Copenhagen dalla fidanzata.

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Everyday Life

Andare a scuola

28/03/2013 Utrecht

Sono le 7.47 quando la sveglia del mio cellulare suona per la prima volta. La spengo e mi rimetto giù. Alle 7.53 suona una seconda volta, e, anche questa, la ignoro. Alle 8.01 suona la terza ed ultima sveglia. Questa è quella che mi deve far alzare dal letto per forza.

Copro tutte le azioni d’obbligo con una disciplina quasi militare e una volta in bagno comincio a capire chi sono e dove mi trovo.

Bevo il caffè mentre decido come vestirmi.

Il tempo fuori è grigio ed il cielo non sembra altro che un blocco di cemento appeso lì, sopra la città.

Non piove. Non ancora.

È primavera e le temperature finalmente si sono alzate ad un livello di sopportazione accettabile.

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Breve catalogo della Fauna da campeggio

Castiglione della pescaia

27/08/2016

Tornare in un campeggio a distanza di 15 anni mi ha dato la possibilità di rendermi conto di cose che non ero minimamente in grado di vedere e pensare prima. Ecco perché, dopo 10 giorni passati in una tenda con il materassino bucato e un fratello russatore professionista (ovviamente senza offesa) ho deciso di stilare una piccola raccolta di quelle che sono le tipologie di persone che puoi incontrare in un realtà come il campeggio. Nonostante fossimo andati lì a godere della natura e della flora locale, alla fine e come sempre, il mio interesse è ricaduto sulla fauna del posto. Per cui la cosa più naturale che mi è venuto da fare,durante queste vacanze è stata quella di osservare, guardarmi intorno e di compilare un piccolo catalogo della fauna da campeggio. L’intento di non offendere nessuno c’è, ma come si sa, la realtà dei fatti è sempre diversa dall’intenzione.

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Lo Yoga e l’arte di soffrire

07/08/2016

Amsterdam

L’altro giorno mi è successa una cosa che mi ha fatto capire un po’ più di me stesso, di come sono fatto. Avevo deciso di starmene a casa da lavoro. Ero nel bel mezzo di una settimana molto stressante in ufficio e necessitavo di una pausa. Mercoledì avevo già lavorato più di 30 ore e vedendo la mia agenda stranamente libera per il giorno successivo, decisi di fingermi malato e di prendermi una giornata tutta per me. È una cosa che faccio due o tre volte all’anno, dopo momenti di stress: chiamo in ufficio e dico che un mal di testa allucinante mi ha tenuto sveglio tutta la notte e che quindi devo riposare. Moralmente e’ una cosa che mi fa sentire un po’ in colpa, ma la sensazione dura massimo quei 5 minuti necessari a ricordarmi come la gran parte dei miei colleghi faccia la stessa cosa almeno una volta ogni due mesi. Di solito, in queste giornate, dopo aver fatto la mia chiamata, me ne torno a letto per rimanerci almeno fino alle 2 del pomeriggio. Poi mi ubriaco giocando al computer arrivando all’ora di cena, momento in cui mi concedo l’unico pasto della giornata, spesso qualcosa di precotto, per poi morire a letto, sopraffatto dai sensi di colpa per la giornata buttata e dalla troppa birra in corpo. Ma l’altro giorno avevo deciso di provare a fare qualcosa di diverso, che magari mi aiutasse a ricaricare un po’ le batterie del mio corpo, oramai totalmente scariche.

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Tornare a vivere

20/01/2015

Amsterdam

Sono le 10.13 di martedì e ho appena finito di parlare su Skype, il che vuol dire avere del tempo da dedicare a quello che più mi va di fare, scrivere. Non sono nemmeno andato in palestra perché volevo finire presto di cenare e sentire V. e i miei via webcam. E invece, come sempre, le cose si sono dilungate. Dilatate. E io mi ritrovo ad avere poco tempo prima che cada sconvolto dalla stanchezza.

Domenica ho giocato due partite ed è andata piuttosto bene. Credevo sarei schiantato dopo la prima ma il livello era talmente basso che è stata come una sorta di riscaldamento prolungato su bassi, bassissimi, ritmi.

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Saper Scegliere

7/05/2016

Amsterdam Noorderpark

L’altro giorno sono andato al parco. Era la prima vera giornata calda dell’anno e anch’io, come tutti, in questa affollata città, avevo deciso di darmi una prima botta di tintarella. E´ un periodo molto stressante a lavoro, cosicché, giorno dopo giorno, rimando al weekend qualsiasi questione burocratica, domestica o personale. 

Essendo inoltre l’inizio mese dovevo pagare l’affitto (circa 1000 euro), l’assicurazione sanitaria (100 euro), che non serve a coprire neanche un raffreddore, e altre tasse varie, tra cui la spazzatura, acqua e chi più ne ha più ne metta. Lo so, non è una lista molto avvincente, ma è quello che mi si presentava sul piatto quei giorni. Dovevo anche pulire casa: era sabato e l’avrei fatto la domenica, giornata ‘domestica’ per eccellenza; e tagliare il prato sia davanti che dietro. A inizio settimana avevo acquistato un tosaerba di quelli a braccio, per 12,99 euro (un affarone) al supermercato di fronte casa. Era da un po’ che avevo bisogno di qualcosa di simile, ma i prezzi me lo proibivano, e quindi facevo crescere il prato, che in quei giorni e con lo sbocciare della primavera, era diventato l’equivalente di una giungla. Volevo anche non esser visto dai miei vicini. Sul retro ho solo due recinzioni basse che mi separano la proprietà dalle case di fianco. Non avendo mai tagliato il prato in quasi 30 anni di vita avevo paura di mostrare tutta la mia inesperienza a degli estranei. Anche quel giorno, sentendoli a casa, avevo deciso di rimandare, ripromettendomi di farlo l’indomani.

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