Racconti

Il nonno che non ho mai visto

Amsterdam

06/07/2016

Oggi è morto mio nonno. Non lo conoscevo, ne avevo mai visto una foto di lui. Mia madre, un giorno di tanti anni fa, ci aveva chiesto se avessimo voluto incontrarlo. Io un po’ curioso lo ero, ma la fermezza di mio fratello nel rifiutare quell’invito mi spinse a stare in silenzio e ad adeguarmi alla sua decisione. Non ci aveva mai voluto conoscere nemmeno lui. Stava, da più di 30 anni, in una villa sul mare a Sanremo, il luogo di villeggiatura dell’infanzia di mia madre. Lei non ci aveva parlato per almeno 25.

Mia madre non ha avuto un’infanzia e una gioventù, per certi aspetti, non facile. Cresciuta in una famiglia dell’alta ‘borghesia locale’, aveva avuto l’opportunità di accedere alle migliori scuole, ricevendo un’educazione eccellente. La madre era pianista professionista, e il padre, appunto, medico chirurgo. I due si erano separati quando mia madre aveva poco più di 10 anni, cosa per il tempo alquanto inusuale, ma i continui e ripetuti tradimenti di lui avevano fatto degenerare la situazione e mia nonna, ancora prima che mia madre si laureasse, mollò tutto e tutti, andò in pensione, e si trasferì nelle montagne sopra il lago M. Mia madre aveva anche un fratello di qualche anno più giovane, che per quella separazione soffrì molto ed entrò in un vortice di depressione dal quale non si riprese mai.

I problemi per mia madre invece iniziarono qualche anno più tardi, quando raggiunta la maggiore età, suo padre decise che era giunto il momento che lei se la cavasse da sola, e la sbatté fuori di casa. Il fratello, in crisi, venne quasi disconosciuto e mandato in un ospedale psichiatrico, grazie alle conoscenze che aveva il padre. Quello fu il primo dei tanti ricoveri di mio zio. Mia madre allora decise di tagliare completamente ogni tipo di rapporto che aveva con lui e solo grazie alle sue forze, e alla sua volontà, riuscì a laurearsi, con lode, e a iniziare a lavorare come insegnante nelle scuole serali. Intanto il padre andò in pensione e si ritirò nella sua residenza estiva a Sanremo con la nuova compagna  di ben 20 anni più giovane.

Poi siamo arrivati noi. Il primo fu mio fratello e mia madre lo chiamò dopo un paio di giorni che fu dimessa. ‘È nato tuo nipote. Sei nonno.’, furono le prime parole che gli disse dopo quasi 10 anni di silenzi.‘Per me non sei più mia figlia’, fu la risposta di mio nonno. Dopo 4 anni arrivai io e mia madre non ci provò nemmeno a chiamarlo.

Io queste cose le scoprii soltanto a 9 anni, quando mia madre ci parlò per la prima volta in assoluto di nostro nonno. Aspettò che fossimo entrambi grandi abbastanza per capire. Non era una storia semplice da digerire per un bambino che si preoccupava al massimo di quanti compiti doveva fare per il giorno seguente. Capire o provare anche solo ad immaginare un rapporto così, per me, è ancora adesso impossibile. Ce ne parlò anche perché nostro zio, suo fratello, qualche anno prima, non aveva più retto all’ennesimo ricovero in un ospedale psichiatrico, e si era tolto la vita facendosi scoppiare il cuore per le troppe medicine che gli somministravano, e dando tutta la colpa della sua vita a suo padre.

Prima di quel giorno avevo sempre creduto che mio nonno fosse morto parecchi anni prima che io nascessi. Non seppi più niente fino a quando già mi ero trasferito all’estero. Dopo la morte di mio zio, mia madre aveva deciso, per la seconda volta nella sua vita, di non contattare più suo padre. E fu così per quasi 20 anni, quando un giorno fu raggiunta da una chiamata di una signora che si presentò come la moglie di suo padre. Per mia madre fu uno shock tremendo. Improvvisamente in lei crebbe un sentimento di responsabilità che la portò a voler riallacciare in tutti i modi possibili i rapporti con suo padre. Ma quando lo incontrò a Sanremo, in un pomeriggio di Luglio, quasi non lo riconobbe. Lui non la riconobbe. ‘Chi sei?’ le chiese.

Decise allora di fare il minimo indispensabile per mantenere dei contatti civili: essendosi risposato, mia madre non aveva più alcun obbligo in prima battuta nei suoi confronti. Ci rimase un po’ male, forse si aspettava altro: una redenzione da parte di suo padre o qualcosa di simile. Ma l’uomo che oramai aveva davanti a sé ogni 3 mesi, era soltanto un vecchio di 85 anni che passava le sue giornate in pigiama a dormire e a farsi imboccare. Cominciò così a non andare più, la disgustava, ma a chiamare ogni tanto. Ma quasi sempre a rispondere era la moglie, che diceva di riprovare più tardi perché ‘Ora sta facendo il riposino’. Così smise anche quasi di chiamare. Quasi, per la terza volta nella sua vita, mia madre tagliò ogni contatto con suo padre. Ma ancora una volta fu una chiamata a tenere vivo questo rapporto.

Oggi, la signora M. P. ha chiamato mia madre per avvisarla della dipartita di S. D. F., suo padre. ‘Si è spento nella notte, senza soffrire.’

Mia madre non mi ha neanche chiamato per avvisarmi di quello che era accaduto. Mi ha scritto solo un messaggio: “È morto mio padre. Faranno i funerali sabato. Non provare neanche a venire. Sto bene, un bacio.”

Più tardi nel pomeriggio, ho parlato un po’ con lei. Ero preoccupato, un po’ spaventato per cosa questo potesse voler significare per mia madre.

“Non Provo niente G. . Alla fine che cosa dovrei sentire? Si, era mio padre, ma non ha mai fatto niente per me, se non farmi soffrire. Me, mia madre e mio fratello. Non ho rimpianti, le scelte le ha fatte lui, io mi sono trovata in mezzo e ho trovato la mia strada. Da sola, con le mie forze. Per cui non devo nulla a lui. E ho provato negli anni a ristabilire un contatto almeno civile, ma non ha mai nemmeno voluto conoscervi. Ripeto, non ho rimpianti con lui.”

Io invece qualcosa l’ho sentita oggi quando mi è arrivato il messaggio di mia madre. Io non ho mai conosciuto i miei nonni: il primo è davvero morto qualche anno prima che nascessi, e con il secondo è andata come è andata. Però, proprio per questo, dopo aver scoperto della sua esistenza, è scattata in me come una spia nel cervello, che mi diceva che io, comunque, un nonno ancora ce l’avevo. O almeno fino a quel momento. Non l’ho mai visto in volto e penso che mai lo vedrò, nemmeno in fotografia, visto che sarà sepolto, ovviamente, a Sanremo.

Così mi è sembrato strano provare qualcosa per una persona che non ho mai ne visto ne incontrato in vita mia, ma che comunque, in qualche maniera, è sempre stato legato a me. Ma in fondo poi, se ci si pensa bene, non è poi così strano: proviamo sentimenti per cose assurde e forse sentire qualcosa per una persona che è appena morta non è poi una cosa così difficile. Lo facciamo pressoché tutti i giorni quando leggiamo di qualche tragedia.

E oggi forse è stato un po’ così. Come sentire una notizia toccante al telegiornale. Ci stai male, ti fa passare l’appetito, ma il giorno dopo è tutto passato. Forse andrà così, domani me ne sarò già scordato, o forse no. Forse qualche volta ancora, ci penserò al fatto che non ho più il nonno che non ho mai visto.

G.

                    Brett Lloyd

Photo by Brett Lloyd

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