Everyday Life

Tornare a vivere

20/01/2015

Amsterdam

Sono le 10.13 di martedì e ho appena finito di parlare su Skype, il che vuol dire avere del tempo da dedicare a quello che più mi va di fare, scrivere. Non sono nemmeno andato in palestra perché volevo finire presto di cenare e sentire V. e i miei via webcam. E invece, come sempre, le cose si sono dilungate. Dilatate. E io mi ritrovo ad avere poco tempo prima che cada sconvolto dalla stanchezza.

Domenica ho giocato due partite ed è andata piuttosto bene. Credevo sarei schiantato dopo la prima ma il livello era talmente basso che è stata come una sorta di riscaldamento prolungato su bassi, bassissimi, ritmi.

“Con due prestazioni convincenti i J. di Amsterdam si sono imposti nel doppio confronto domenicale. 16 a 6 per l’Heren 3, e 16 a 7 per l’Heren 2, nonostante gli avversari si trovassero avanti in classifica nei rispettivi campionati. Notevole e determinante il ritorno in vasca di D., che con 7 reti sia nella prima che nella seconda sfida, trascina le formazioni di Amsterdam al doppio successo. Da segnalare anche la prestazione convincente e fondamentale dell’altro italiano, L. autore di 5 reti nel primo incontro e 4 nel secondo.”

Mi manca scrivere di pallanuoto. Ed è anche per questo che sto provando a fare tutto ciò ultimamente. Prima ero pagato per raccontare dei nostri successi in acqua, oltre ad esserlo per renderli reali, ma ora devo ‘pagare’ per trovare un po’ di tempo per farlo.

Di solito scrivevo la domenica pomeriggio. Andavo ancora alle superiori e con la pallanuoto giocavamo sempre il sabato sera in ogni angolo d’Italia. Dovevo raccontare, in 3500 caratteri (spazi inclusi), le gesta settimanali della prima squadra di pallanuoto, il A.S. D. Nuoto, militante prima in ‘Serie D’, poi in ‘Serie C’, poi in ‘B’, e infine in ‘A2’. Io ne facevo parte, ed ero anche titolare se vogliamo proprio dirla tutta, per cui mi risultava facile seguire la squadra e avere un resoconto dettagliato. Essendo le partite il sabato, e avendo anche dato la mia disponibilità una volta al mese al giornale, la domenica, se ero a casa, andavo a seguire una partita di calcio dilettantistico. Generalmente si trattava di qualche incontro di seconda/terza categoria. E generalmente in qualche paesino sperduto nella campagna più profonda, con nomi strani e impossibili da ricordare. Ci andavo con mio padre che li conosceva tutti quei posti. Io poi non avevo neanche la patente. E in fondo mi piaceva andare con lui. Era un bel momento.

Guardavamo i 22 giocatori spaccarsi le gambe in campo mentre la gente li insultava dagli spalti e finita la partita prendevamo e tornavamo verso casa. Mi lasciava davanti all’ingresso del giornale e io salivo in redazione a scrivere. La cosa buffa era che non dovevo solo scrivere di pallanuoto e della partita di calcio appena vista, ma anche di 3 o 4 altre partite che erano andate in scena quella stessa domenica. Chi un minimo ha giocato a calcio, o comunque ha bazzicato l’ambiente del calcio dilettantistico di provincia, sa’ e può benissimo capire quello che intendo quando dico che per recuperare le formazioni e un piccolo commento della partita, dovevo avere a che fare con individui che a malapena sapevano leggere il proprio nome. Chiamate su chiamate per intercettare il vecchio di 70 anni che aveva il referto della partita, lottare coi nomi letti con accenti mai sentiti, e sorbirsi una decina di bestemmie a telefonata. Una volta scritto tutto però veniva la parte migliore della giornata. La mia ricompensa.

Tornando mi fermavo sempre alla pizzeria in fondo alla strada di casa e ordinavo 3 pizze d’asporto per me e la mia famiglia. Una pomodorini, grana e rucola per i miei; una patatine e wurstel senza mozzarella per mio fratello, e una quattro formaggi rossa per me. E con le pizze fumanti correvo, un po’ indolenzito dalle botte del giorno prima, a suonare il campanello di casa. Era un bel momento, spesso la sola volta che riuscivamo a cenare tutti insieme nell’arco dell’intera settimana. 

Anche domenica ho mangiato la pizza. Surgelata dell’Albert Heijn. Una ‘4 formaggio’. Paragone ingrato, non c’è che dire. Ma le sensazioni che ho provato 48 ore fa mentre giocavo, e che ho adesso, nello scrivere di ciò, sono le stesse di allora. Ho giocato contro due squadre composte per metà da ciccioni Over40 (le famose ‘balene arenate’) e per metà da ragazzini pimpanti e veloci, ma che caragrazia se riuscivano a tenere in mano un pallone. Eppure, a ogni gol che facevo, dentro di me esultavo come se avessi segnato alla finale degli europei. Volevo giocare e giocare ancora. Non sentivo la stanchezza. E questo mi ha riportato per un momento a 12 anni fa, facendomi ritrovare un entusiasmo per un qualcosa che non credevo più possibile. Anche L. ha giocato bene e insieme abbiamo praticamente monopolizzato il gioco. Se nella prima partita la cosa era scontata, dato il livello dei nostri compagni di squadra, questo non lo era di certo nella seconda. Ma forse, entusiasti dalla prima prestazione, siamo riusciti a dettare il gioco e i movimenti anche nella seconda. Ero carico e nervoso, ma in maniera positiva. Non ho neanche preso un’espulsione, cosa per me rarissima. E sono uscito dall’acqua felice.

Sono andato anche ieri ad allenarmi e oggi la sto pagando in termini di male alle spalle e ginocchia. Oltre ad avere due occhi rossi e gonfi come non mai. Il cloro mi uccide. Ma se questo è il prezzo da pagare per avere quelle emozioni, beh allora fatemi fare un bagno nel cloro ogni giorno.

G.

quadro pallanuoto small

G.D. ‘Self Portrait’ 2010

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