Everyday Life

Saper Scegliere

7/05/2016

Amsterdam Noorderpark

L’altro giorno sono andato al parco. Era la prima vera giornata calda dell’anno e anch’io, come tutti, in questa affollata città, avevo deciso di darmi una prima botta di tintarella. E´ un periodo molto stressante a lavoro, cosicché, giorno dopo giorno, rimando al weekend qualsiasi questione burocratica, domestica o personale. 

Essendo inoltre l’inizio mese dovevo pagare l’affitto (circa 1000 euro), l’assicurazione sanitaria (100 euro), che non serve a coprire neanche un raffreddore, e altre tasse varie, tra cui la spazzatura, acqua e chi più ne ha più ne metta. Lo so, non è una lista molto avvincente, ma è quello che mi si presentava sul piatto quei giorni. Dovevo anche pulire casa: era sabato e l’avrei fatto la domenica, giornata ‘domestica’ per eccellenza; e tagliare il prato sia davanti che dietro. A inizio settimana avevo acquistato un tosaerba di quelli a braccio, per 12,99 euro (un affarone) al supermercato di fronte casa. Era da un po’ che avevo bisogno di qualcosa di simile, ma i prezzi me lo proibivano, e quindi facevo crescere il prato, che in quei giorni e con lo sbocciare della primavera, era diventato l’equivalente di una giungla. Volevo anche non esser visto dai miei vicini. Sul retro ho solo due recinzioni basse che mi separano la proprietà dalle case di fianco. Non avendo mai tagliato il prato in quasi 30 anni di vita avevo paura di mostrare tutta la mia inesperienza a degli estranei. Anche quel giorno, sentendoli a casa, avevo deciso di rimandare, ripromettendomi di farlo l’indomani.

Così, essendoci almeno 25 gradi, e visto tutto il rimandare che avevo fatto, mi ritrovavo in un punto qualsiasi del ‘Noorderpark’, parco a nord di Amsterdam non lontano da casa. Non molta gente intorno a me, tanto, invece, il caldo.

I rumori e sopratutto gli odori che mi circondano suggeriscono che la bella stagione è davvero iniziata. Ragazzi greci a torso nudo giocano a Paddle, uno sembra il maestro, o almeno è quello che sembra impartire il ritmo dello scambio. Una giovane coppia, invece, ascolta musica hip pop da un piccolo speaker portatile, fumando entrambi una Marlboro rossa. Due indiani, o pakistani,poco più in là stanno bruciando troppa carta mentre provano ad accendere un barbecue che sicuramente tarderà a partire. L’odore di carta bruciata si perde per la spianata verde, raggiungendo lo spazio dedicato alle giostre per i bambini, dove mamme premurose si preoccupano immediatamente della salute dei propri figli. Tre i colori intorno a me: verde vivo, marrone scuro e azzurro celeste. Pochi gli accenti, perlopiù dati da fiori o dall’abbigliamento stravagante della gente. Un picchio si sfoga su di un albero poco distante; i fiori profumano di fresco. Ci sono tante margherite intorno a me; e denti di leone, quelli gialli, non ricordo il vero nome.

Tutti sembravano occupati a fare qualcosa, mentre io, appena steso sul prato mi ritrovavo in difficoltà su che direzione dare al mio pomeriggio. Con me un libro, un quaderno, e le cuffiette da collegare al cellulare per ascoltare le partite del weekend. Ovviamente non potevo fare tutto (perchè ovviamente poi?), e scegliere una cosa piuttosto che un’ altra è sempre stata la cosa più difficile per me. Ancora una volta mi ero dato troppe opzioni.

Dovevo anche andare, prima delle 17,30, dal parrucchiere per tagliare dei capelli che non erano mai stati così lunghi negli ultimi 10 anni. La domenica Ahmed, il mio parrucchiere di fiducia: 10 euro e un solo taglio disponibile, è chiuso, e non farlo quel giorno voleva dire rimandare almeno di un’altra settimana l’operazione. Sento il tempo scorrere inesorabilmente sul mio pomeriggio e alla fine decido di leggere un po’, steso, faccia rivolta verso il sole per prendere un po’ di colore, sorseggiando una birra fresca.

Ma la mia mente non riesce a concentrarsi sulle parole stampate che ho di fronte, vaga, perdendosi tra innumerevoli cose più interessanti che avrei potuto fare in quel momento. Dopo 10 minuti sulla 3° pagina del primo capitolo, capisco che è il momento di desistere e abbandonare la lettura. Mi preparo dunque a scrivere ma l’ispirazione langue, così, nell’indecisione del momento, decido di darmi una carica di ispirazione fumandomi una canna che mi ero portato già fatta su. Metto su Radio RAI 1, diretta gol o qualcosa di simile, e mentre steso al sole mi inebrio, ascolto la cronaca della partita che porterà la mia squadra del cuore a retrocedere. Mi lascio abbandonare a quel caldo appiccicoso tipico delle giornate afose, i pochi momenti senza vento sono un’agonia e solo qualche sorso di birra mi da la forza di non mollare. La canna finisce lasciandomi quasi privo di energia, ma sopratutto senza forza di volontà; passano parecchi minuti prima che mi renda conto che le partite alla radio sono finite e che sono già alla moviola. Richiudo il quaderno su cui ho scritto soltanto la data e una frase: “Una volta ero al parco, era la prima vera giornata calda dell’anno e anch’io, come tutti in questa affollata città, avevo deciso di darmi una prima botta di tintarella.”

Guardo l’ora e vedo che sono le 17,20. Mi affretto a recuperare tutti i fallimenti del mio pomeriggio creativo e rilassante al parco e corro a slegare la bicicletta per raggiungere in tutta fretta il parrucchiere. Mentre sfreccio sulla bici ripenso a quante cose (migliori) avrei potuto fare in quelle due ore e mezza spese al parco, senza, ancora una volta, sapere quale avrei preferito tra le ‘tante’. ‘Almeno non perderò il parrucchiere’ mi dico, passando con il rosso un incrocio molto trafficato.

Lo perderò invece.

Ahmed, il sabato, chiude alle 17.

G.

                  Basquiat_variation on rené descarte quote 'I think therefore, I..um'

Basquiat: Variation on René Descarte quote ‘I think therefore, I..um’  

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